{"id":49,"date":"2014-04-12T13:37:32","date_gmt":"2014-04-12T11:37:32","guid":{"rendered":"http:\/\/www.parrocchiasanfedelecomo.it\/comosanfedele\/?page_id=49"},"modified":"2019-05-10T18:58:04","modified_gmt":"2019-05-10T16:58:04","slug":"i-nostri-santi","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.parrocchiasanfedelecomo.it\/home\/i-nostri-santi\/","title":{"rendered":"I nostri Santi"},"content":{"rendered":"<div><\/div>\n<h4>San Fedele<\/h4>\n<div>Fedele, soldato romano alla corte imperiale di Milano venne scoperto cristiano ed imprigionato con altri soldati. Riuscendo a fuggire con i suoi commilitoni, fra i quali Carpoforo, Cassio ed Esanto, prese la strada di Como. Il gruppo, inseguito da un drappello di soldati romani, fu raggiunto nell\u2019attuale localit\u00e0 di Camerlata, dove Carpoforo con i compagni venne catturato e sub\u00ec il martirio per la fede. Il primo vescovo di Como, Felice, su un tempio dedicato a Mercurio, fece costruire una prima \u2018memoria\u2019 cristiana, sulle cui strutture sorse un edificio altomedioevale ultimato in forme romaniche nel sec. Xll. (L\u2019attuale basilica di san Carpoforo). Nella Basilica furono trasferiti i corpi di alcuni Santi \u2018\u2026tra i quali Carpoforo, che erano collocati in una localit\u00e0 poco discosta chiamata S.Martino alla Selvetta\u2019 (Rovelli, Storia di Como, vol. l pag.81).<\/div>\n<div><\/div>\n<div>Fedele, invece continu\u00f2 la fuga fino a Samolaco, dove, raggiunto, sub\u00ec il martirio per la fede tra i 303 e il 305 d.C. Sul luogo, seguendo la documentata tradizione del culto, i cristiani costruirono un tempietto che ancora oggi \u00e8 noto col nome di S.Fedelino. Ivi le spoglie del glorioso martire riposarono fino al 964, anno in cui il Vescovo di Como Gualdone (o Ubaldo) le rilev\u00f2 e port\u00f2 solennemente in citt\u00e0, nella chiesa paleocristiana di S.Eufemia, che da allora assunse il nome di S.Fedele. l cronisti descrivono l\u2019avvenimento come una festa, anzi come un tripudio di tutti i comensi (Rovelli, o.c. pag.132). Interrate prima nel mezzo del presbiterio, il 4 giugno 1365, per opera di Stefano Gatti, 66\u00b0 Vescovo di Como (1362-1369) le ossa di S.Fedele trovarono collocazione stabile in quella preziosa arca marmorea, arricchita da una fascia in belle tessere di vetro dorato recanti ritratti di papi e di santi, che vediamo oggi sotto l\u2019altare maggiore.\u00a0Questo episodio \u00e8 documentato per esteso nella scritta latina in caratteri gotici scolpita sull\u2019arca medesima.<\/div>\n<blockquote>\n<div><em>Trascrizione del verbale di traslazione a caratteri gotici latini inciso sull\u2019arca. Lettura: Anno Domini MCCCLXV \u2013 intrante mense junli \u2013 die quarto \u2013 translatum fuit corpus \u2013 beatissimi atletae martiris Fidelis \u2013 celebriter a medio chori huius ecclesiae praesentis ad hanc marmoream arcam \u2013 in ipsaque reverenter reconditum \u2013 praesente Reverendo Patre domino Stephano \u2013 Dei gratia Episcopo Cumano \u2013 ac etiam ibidem assistentibus praesentialier \u2013 toto ciero omnique populo devote cumanis\u2019<\/em><em>Nell\u2019anno 1365, all\u2019inizio del mese di giugno, il giorno 4, il corpo del beatissimo Fedele, martire e atleta di Dio, con grande partecipazione fu trasportato dal centro del coro fino a questa arca marmorea e in essa fu religiosamente riposto, alla presenza del Reverendo Padre Stefano, Vescovo di Como, assistito anche da tutto il clero e da tutto il devoto popolo comense.<\/em><\/div>\n<\/blockquote>\n<div>Numerose ricognizioni delle ossa di S.Fedele furono compiute in seguito, dai Vescovi di Como fino all\u2019ultima del 1964, in occasione delle solenni celebrazioni del millenario della traslazione. In quell\u2019anno le ossa del martire furono ricomposte nell\u2019urna di bronzo dorata opera di pregevole fattura della ditta Silva di Como dell\u2019anno 1906, collocata entro l\u2019arca marmorea, nella quale si trovano inseriti, con il verbale di ricognizione del millenario i documenti delle precedenti ricognizioni.<\/div>\n<div>Oltre che da numerose comunit\u00e0 parrocchiali della diocesi e di quelle confinanti, san Fedele \u00e8 onorato come patrono della citt\u00e0 di Palazzolo sull\u2019Oglio in provincia di Brescia.<\/div>\n<div><\/div>\n<div>La Chiesa di Como ricorda la memoria di san Fedele il 29 ottobre.<\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h4>San Donnino<\/h4>\n<p>Il giorno della memoria di san Donnino \u00e8 il 9 ottobre: la nostra parrocchia lo festeggia solennemente nella chiesa a lui dedicata nella seconda domenica di ottobre.<\/p>\n<p>Le varie redazioni della passio di s. Donnino, che narrano, con ricchezza di particolari, la sua vita, elencate dai Bollandisti, sono tutte posteriori al sec. V e in gran parte leggendarie. Sembra siano state compilate sulla falsariga di quella di s. Maurizio, ma sono importanti come testimonianza della diffusione del culto. Il nucleo storico della passio di Donnino si riduce probabilmente a quanto ci ha tramandato una recensione del Martirologio Geronimiano, in cui si legge, al 9 ottobre senza altra precisazione, Natalis S. Domnini martyris ed in cui si attesta l\u2019esistenza di un Donnino martire. Non lo commemorano i Martirologi di Beda, Adone, Notkero e il Parvum Romanum. Usuardo ne ha forse ricevuto notizia da qualche codice del Geronimiano e ci d\u00e0 un racconto pi\u00f9 ampio, probabilmente attinto a una passio, e il suo elogio \u00e8 passato nel Romano al 9 ottobre. Niente di certo sappiamo sulla sua patria d\u2019origine e sull\u2019epoca del suo martirio che viene posto alla fine del III o all\u2019inizio del IV sec.Il suo culto \u00e8 legato ab immemorabili al territorio di Fidenza (Parma), che da lui ricevette il nome di Borgo S. Donnino, rimasto fino al 1927, e che ne custodisce, senza che altra localit\u00e0 gliele contesti, le reliquie, ragione per cui acquista probabilit\u00e0, se non vera certezza, la circostanza che egli abbia subito il martirio in quei paraggi. Il primitivo oratorio fidentino a lui dedicato risale al sec VI; ad esso si sostitu\u00ec la basilica pi\u00f9 antica nel sec. IX e, nel XII, l\u2019odierna monumentale che porta sulla facciata dieci sculture rappresentanti la vita del santo, attribuite alla scuola dell\u2019Antelami. Viene rappresentato con la palma del martirio, in abito militare, con il capo tronco fra le mani. Il suo culto \u00e8 assai diffuso specialmente nell\u2019Italia Settentrionale.\u00a0Il popolo ricorre a lui per essere guarito dall\u2019idrofobia: questa devozione deve essere antica, poich\u00e8 \u00e8 attestata dal racconto di una redazione della passio, secondo il quale il santo guar\u00ec un idrofobo, dandogli da bere acqua e vino, dopo averla benedetta e aver invocato il Signore.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h4>Santa Cecilia\u00a0 \u00a0\u00a0<a href=\"http:\/\/www.santiebeati.it\/dettaglio\/25350\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Vedi la scheda su SantiEBeati.it<\/a><\/h4>\n<div><\/div>\n<h4>Sant&#8217;Eusebio di Vercelli<\/h4>\n<div>Sant\u2019 Eusebio di Vercelli, vescovo<strong><br \/>\n<\/strong>(Sardegna, inizio IV secolo \u2013 Vercelli, 1 agosto 371\/372)<\/div>\n<div>Arriva in giovent\u00f9 dalla nativa Sardegna a Roma, segue gli studi ecclesiastici e si fa apprezzare da papa Giulio I, che verso il 345 lo nomina vescovo di Vercelli: \u00e8 il primo vescovo del Piemonte. Qui stabilisce per s\u00e9 e per i suoi preti l\u2019obbligo della vita in comune, collegando l\u2019evangelizzazione con lo stile monastico. Ora i cristiani, non pi\u00f9 perseguitati, cominciano a litigare tra loro: da una parte, quelli che seguono la dottrina del concilio di Nicea (325) sul Figlio di Dio, \u2018generato, non creato, della stessa sostanza del Padre\u2019; dall\u2019altra, i seguaci dell\u2019arianesimo, che nel Figlio vede una creatura, per quanto eminente. Con l\u2019appoggio della corte imperiale, gli ariani hanno il sopravvento in molte regioni, e faranno esiliare per cinque volte il pi\u00f9 energico sostenitore della dottrina nicena: Atanasio, vescovo di Alessandria d\u2019Egitto, ammirato da Eusebio che l\u2019ha conosciuto a Roma.<\/div>\n<div>Annullato il secondo suo esilio, un concilio ad Arles (Francia), con decisione illegale, condanna Atanasio per la terza volta. Allora il papa Liberio manda all\u2019imperatore Costanzo (figlio di Costanzo il Grande) appunto Eusebio, gi\u00e0 suo compagno di studi, con Lucifero, vescovo di Cagliari. Ed essi ottengono di rimettere la questione a un nuovo concilio, che si riunisce nel 355 a Milano, dove viene anche il sovrano. E subito si riparla di condannare ed esiliare Atanasio. Replica lucidamente Eusebio: prima di esaminare i casi personali, mettiamoci piuttosto tutti d\u2019accordo sui problemi generali di fede, firmando uno per uno il Credo di Nicea. Una proposta ragionevole, che per\u00f2 scatena il tumulto tra i vescovi e un altro tumulto dei fedeli contro i vescovi. Costanzo fa proseguire i lavori nella residenza imperiale (senza i fedeli) e tutti approvano la ri-condanna di Atanasio. Tutti meno tre: Eusebio, Lucifero, e Dionigi, vescovo di Milano. Questi non cedono, e Costanzo li esilia.<br \/>\nEusebio viene mandato a Scitopoli di Palestina, e di l\u00ec scrive ai suoi vercellesi una lettera giunta fino a noi. Poi \u00e8 trasferito in Cappadocia (Asia Minore) e poi nella Tebaide egiziana. Nel 361, morto l\u2019imperatore Costanzo, si revocano le condanne: Atanasio torna ad Alessandria e indice un concilio, presente anche Eusebio, che poi per\u00f2 non torna subito a Vercelli: lo chiamano ad Antiochia di Siria, dove l\u2019estremismo del vescovo Lucifero fa litigare i cattolici tra di loro. Ritrova infine Vercelli nel 362. Studia, scrive, riprende l\u2019evangelizzazione delle campagne, istituisce la diocesi di Tortona. Ma si spinge anche in Gallia, insediando un vescovo a Embrun. La tradizione lo considera pure fondatore di due illustri santuari: quello di Oropa (Biella) e di Crea (Alessandria). La morte lo coglie nella sua citt\u00e0 episcopale, che ne custodisce tuttora le reliquie nel Duomo, ricordandolo anche a fine XX secolo col nome del giornale della diocesi: L\u2019Eusebiano.<\/div>\n<div>Autore: Domenico Agasso \u2013 Fonte: Famiglia Cristiana<\/div>\n<div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<\/div>\n<h4>San Carlo Borromeo<\/h4>\n<div>\n<div>\n<p>San Carlo Borromeo, vescovo<strong><br \/>\n<\/strong>(Arona 1538 \u2013 Milano, 3 novembre 1584)<\/p>\n<p>Nato nel 1538 nella Rocca dei Borromeo, padroni e signori del Lago Maggiore e delle terre rivierasche, secondo figlio del Conte Giberto e quindi, secondo l\u2019uso delle famiglie nobiliari, fu tonsurato a 12 anni. Il giovane prese la cosa sul serio: studente a Pavia, dette subito prova delle sue doti intellettuali. Chiamato a Roma, venne creato Cardinale a soli 22 anni. Gli onori e le prebende piovvero abbondanti sul suo cappello cardinalizio, poich\u00e9 il Papa Pio IV era suo zio. Amante dello studio, fond\u00f2 a Roma un\u2019Accademia secondo l\u2019uso del tempo, detta delle \u2018 Notti Vaticane \u2018. Inviato al Concilio di Trento vi fu, secondo la relazione di un ambasciatore, \u2018 pi\u00f9 esecutore di ordini che consigliere \u2018. Ma si rivel\u00f2 anche un lavoratore formidabile, un vero forzato della penna e della carta.<br \/>\nNel 1562, morto il fratello maggiore, avrebbe potuto chiedere la secolarizzazione, per mettersi a capo della famiglia. Rest\u00f2 invece nello stato ecclesiastico, e fu consacrato Vescovo nel 1563, a 25 anni.<br \/>\nEntr\u00f2 trionfalmente a Milano, destinata ad essere il campo della sua attivit\u00e0 apostolica. La sua arcidiocesi era vasta come un regno, stendendosi su terre lombarde, venete, genovesi e svizzere. Il giovane Vescovo la visit\u00f2 in ogni angolo, preoccupato della formazione del clero e delle condizioni dei fedeli. Fond\u00f2 seminari, edific\u00f2 ospedali e ospizi. Profuse, inoltre, a piene mani, le ricchezze di famiglia in favore dei poveri.<br \/>\nNello stesso tempo, difese i diritti della Chiesa contro i signorotti e i potenti. Riport\u00f2 l\u2019ordine e la disciplina nei conventi, con un tal rigore da buscarsi un colpo d\u2019archibugio, sparato da un frate indegno, mentre pregava nella sua cappella. La palla non lo colp\u00ec, e il foro sulla cappamagna cardinalizia fu la pi\u00f9 bella decorazione dell\u2019Arcivescovo di Milano.<br \/>\nDurante la terribile peste del 1576 quella stessa cappa divenne coperta dei miti, assistiti personalmente dal Cardinale Arcivescovo. La sua attivit\u00e0 apparve prodigiosa, come organizzatore e ispiratore di confraternite religiose, di opere pie, di istituti benefici.<br \/>\nMilano, durante il suo episcopato, rifulse su tutte le altre citt\u00e0 italiane. Da Roma, i Santi della riforma cattolica guardavano ammirati e consolati al Borromeo, modello di tutti i Vescovi.<br \/>\nMa per quanto robusta, la sua fibra era sottoposta a una fatica troppo grave. Bruciato dalla febbre, continu\u00f2 le sue visite pastorali, senza mangiare, senza dormire, pregando e insegnando.<br \/>\nFino aIl\u2019ultimo, continu\u00f2 a seguire personalmente tutte le sue fondazioni, contrassegnate dal suo motto, formato da una sola parola: Humilitas.<br \/>\nIl 3 novembre dei 1584, il titanico Vescovo di Milano croll\u00f2 sotto il peso della sua insostenibile fatica. Aveva soltanto 46 anni, e lasciava ai Milanesi il ricordo di una santit\u00e0 seconda soltanto a quella di un altro grande Vescovo milanese, Sant\u2019Ambrogio.<\/p>\n<\/div>\n<div><\/div>\n<div><strong>La chiesa celebra la memoria obbligatoria di san Carlo Borromeo \u00a0il giorno 4 novembre. La nostra parrocchia lo ricorda assieme a sant\u2019 Eusebio di Vercelli nella chiesa a loro dedicata la prima domenica di novembre.<\/strong><\/div>\n<\/div>\n<div><strong>La chiesa celebra la memoria facoltativa di sant\u2019Eusebio di Vercelli il giorno 2 agosto. La nostra parrocchia lo ricorda assieme a san Carlo Borromeo nella chiesa a loro dedicata la prima domenica di novembre.<\/strong><\/div>\n<div><\/div>\n<div><\/div>\n<h4>San Probino\u00a0 \u00a0<a href=\"http:\/\/www.santiebeati.it\/Detailed\/91194.html\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Vedi la scheda su SantiEBeati.it<\/a><\/h4>\n<h4>Sant&#8217;Amanzio\u00a0 \u00a0<a href=\"http:\/\/www.santiebeati.it\/dettaglio\/48900\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Vedi la scheda su SantiEBeati.it<\/a><\/h4>\n<h4>San Vincenzo de&#8217; Paoli\u00a0 \u00a0<a href=\"http:\/\/www.santiebeati.it\/dettaglio\/24600\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Vedi la scheda su SantiEBeati.it<\/a><\/h4>\n<h4>Santa Maddalena di Canossa\u00a0 \u00a0<a href=\"http:\/\/www.santiebeati.it\/Detailed\/32350.html\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Vedi la scheda su SantiEBeati.it<\/a><\/h4>\n<h4>Santa Luisa de Marillac\u00a0 <a href=\"http:\/\/www.santiebeati.it\/dettaglio\/31600\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Vedi la scheda su SantiEBeati.it<\/a><\/h4>\n<h4>Beato Innocenzo XI\u00a0 \u00a0<a href=\"http:\/\/www.santiebeati.it\/dettaglio\/66000\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Vedi la scheda su SantiEBeati.it<\/a><\/h4>\n<h4>Beata Giovannina Franchi\u00a0 <a href=\"http:\/\/www.santiebeati.it\/dettaglio\/95967\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Vedi la scheda su SantiEBeati.it<\/a><\/h4>\n<h4>Beata Maddalena Albrici\u00a0 <a href=\"http:\/\/www.santiebeati.it\/dettaglio\/53350\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Vedi la scheda su SantiEBeati.it<\/a><\/h4>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>San Fedele Fedele, soldato romano alla corte imperiale di Milano venne scoperto cristiano ed imprigionato con altri soldati. Riuscendo a fuggire con i suoi commilitoni, fra i quali Carpoforo, Cassio ed Esanto, prese la strada di Como. Il gruppo, inseguito da un drappello di soldati romani, fu raggiunto nell\u2019attuale localit\u00e0 di Camerlata, dove Carpoforo con i compagni venne catturato e sub\u00ec il martirio per la fede. Il primo vescovo di Como, Felice, su un tempio dedicato a Mercurio, fece costruire una prima \u2018memoria\u2019 cristiana, sulle cui strutture sorse un edificio altomedioevale ultimato in forme romaniche nel sec. Xll. 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